Sito al numero 1 di Largo Papa Giovanni XXIII, il Civico Museo Sartorio si trova nella settecentesca villa, un tempo di proprietà della famiglia Sartorio, originaria di San Remo e giunta in città nella prima metà dell’800.
Famiglia di mecenati e di collezionisti colti, i Sartorio hanno fatto dono alla città, con la loro dimora ricca di bellezza e di opere d’arte splendide, di un gioiello troppo spesso dimenticato.
La villa venne lasciata al Comune dalla Baronessa Anna Segré Sartorio (morta nel 1944) quale museo e centro culturale.
La parte inferiore delle strutture collaterali alla villa risale addirittura al Quattrocento. Per quanto riguarda la villa vera e propria, invece, risale, nel suo nucleo di base, al 1791 e si sviluppa su quattro piani (piano terra, due piani superiori e soffitta). Restaurata tra il 1820 e il 1838 su progetto di Nicolò Pertsch, la villa è giunta a noi con un tipico aspetto tardo neoclassico, caratterizzato da porticati sporgenti e da una terrazza che sovrasta i due ingressi.
L’ingresso principale è opera dell’architetto Francesco Scalmanino, che realizzò anche l’edificio per il custode. La scala lignea all’interno venne posta, nel 1926, in sostituzione della precedente scalinata in pietra e, come la precedente, introduce direttamente nel salone da cui si ha acceso al bel giardino, mentre, ai lati, si trovano delle scale che conducono ai piani superiori.
Nell’atrio si trovano i dipinti delle ville triestine della famiglia Sartorio; da qui, andando verso sinistra si possono visitare le sale delle ceramiche (dove sono conservate maioliche italiane risalenti al periodo compreso tra XV e XVII secolo), compresa la sala “Bianca Maria Favetta”, contenente ceramiche triestine. Voltando a destra, invece, si ha accesso al salone della caccia, ricco di affreschi. La sala successiva è la biblioteca, contenente librerie d’epoca, sulle quali trovano posto migliaia di volumi. Accanto alla sala didattica, si trova la cucina.
Proseguendo nella visita si trovano la carrozza del barone Sartorio, la cappella e la sala “Giorgio Costantinides”, ottenuta dall’ex serra, dove si tengono concerti, convegni e mostre.
Scendendo nei sotterranei della villa è possibile ammirare i resti di un’abitazione romana risalente al I secolo d.C. e la collezione dei beni di famiglia di Fulvia Costantinides, oltre che opere di arte sacra provenienti dalla vicina Istria.
Salendo verso i piani superiori si trovano, al primo piano salotti contenenti ritratti di famiglia dei Sartorio, saloni e la camera da letto riservata al Duca d’Aosta Emanuele Filiberto in occasione della sua visita nel 1918. Molto interessante, da un punto di vista storico e artistico, è il Trittico di Santa Chiara, risalente al Trecento (attribuito alla Bottega di Paolo veneziano) donato dal medico letterato triestino Lorenzutti.
Al secondo piano si trovano altri salotti, la sala da pranzo della famiglia Sartorio (in stile Luigi XVI) e la sala Tiepolo (con disegni del celebre pittore); inoltre è qui presente un plastico che ricostruisce Trieste così come si presentava nel XVII secolo.
In soffitta, infine, si trovano disegni e stampe di collezioni dei Civici Musei di Storia e Arte.
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