Aron Hector Schmitz, questo il vero nome di Italo Svevo, nacque a Trieste il 19 dicembre 1861.
Membro di una famiglia ebraica d’origine ungherese, studiò in Baviera, dove apprese il tedesco e le materia utili per l’attività commerciale, senza però trascurare la letteratura, tanto tedesca quanto italiana. Impiegò gli anni della gioventù lavorando presso la Union Bank di Vienna (che aveva sede a Trieste in Piazza della Borsa) e quasi contemporaneamente, iniziò a scrivere il giornale “L’indipendente”.
Nel 1892 pubblicò il suo primo romanzo, “Una vita”, firmandosi con lo pseudonimo di Italo Svevo.
Iniziò a collaborare anche col quotidiano triestino “Il Piccolo” e ad insegnare presso l’istituto dove egli stesso aveva concluso i propri studi, il “Revoltella”.
Nel 1895 si fidanzò con Livia Veneziani, figlia di un commerciante di vernici per sottomarini. La famiglia di Livia era cattolica e, per questo motivo, quando i due si sposarono, l’anno successivo al fidanzamento, lo fecero con rito civile (solamente nel 1897 Svevo si convertì e poté sposare Livia anche con rito religioso). Dal matrimonio nacque la figlia Letizia.
Nel 1898 Svevo pubblicò “Senilità”, ma ancora pubblico e critica non sembravano apprezzarne le doti letterarie.
Nel 1899 lasciò la Union Bank e iniziò a lavorare nella dita del suocero, dove curava i contatti con l’estero. Il nuovo impiego rendeva necessario uno studio più approfondito delle lingue, perciò Svevo iniziò a frequentare la Berlitz School, dove, in quegli anni, insegnava lo squattrinato e geniale James Joyce. Era il 1907 e Svevo iniziò nuovamente a scrivere, dopo le incertezze derivanti dagli insuccessi dei primi due romanzi: subì le influenze della psicoanalisi freudiana, che sono molto evidenti nella sua produzione letteraria.
Nel 1919, mentre collaborava per il quotidiano “La Nazione” iniziò anche a scrivere “La coscienza di Zeno” (pubblicato nel 1923). Fu in quegli anni, in campo estero grazie a Joyce, in Italia grazie a Montale, che Svevo conobbe il successo.
Finalmente riconosciuto come grande scrittore, Svevo tenne conferenze su Joyce e venne annoverato tra i grandi scrittori europei dell’epoca.
Iniziò a scrivere “Le confessioni del vegliardo”, ma, prima di poterlo terminare, inseguito ad un incidente stradale, morì: era il 13 settembre 1928.
Esploratore nei suoi romanzi dalla forte base psicoanalitica dell’inettitudine umana e della scrittura come mezzo di salvezza (anche dalla malattia), Svevo ha realizzato delle opere vicine nella messa in opera ai pensieri di altri grandi autori del suo tempo, primo tra tutti l’amico Joyce, ma anche Luigi Pirandello e Marcel Proust.
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