Tra le figure più caratteristiche e importanti della Trieste ottocentesca svetta senza subbio quella del Barone Pasquale Revoltella.
Nato a Venezia nel 1795, Pasquale apparteneva ad una famiglia molto povera. Suo padre morì che Pasquale aveva soltanto dodici anni (1807); la madre, rimasta vedova e con un figlio a carico, decise di trasferirsi a Trieste, dove iniziò a lavorare come lavandaia. Anche Pasquale, totalmente privo di istruzione, dovette trovare un’occupazione: riuscì a farsi assumere come fattorino e garzone da un impiegato di Borsa.
Questo lavoro gli diede modo di entrare in contatto col mondo del commercio e della Borsa, dimostrando fin dall’inizio un talento naturale per cifre e affari, tale da attirare l’attenzione del grande giurista triestino Domenico Rossetti, che decise di investire sul ragazzo, mandandolo a studiare a proprie spese alle scuole serali.
Gli studi, la frequentazione dell’ambiente finanziario e l’intelligenza del giovane lo portarono a conseguire diversi successi. Nel 1835 fondò una ditta per l’importazione di legami, che si dimostrò fin dall’inizio un ottimo investimento permettendogli di accumulare un piccolo patrimonio in costante crescita, grazie anche a diversi affari conclusi nel corso di vari viaggi in Oriente.
A Vienna ebbe modo di frequentare l’aristocrazia cittadina e rimase affascinato dall’idea di conseguire, un giorno, un titolo nobiliare. Raggiunta una certa stabilità economica, entrò a far parte del consiglio di società come Lloyd Adriatico (dove conobbe e divenne amico del barone Carlo Ludovico Van Bruck, futuro Ministro del Commercio e delle Finanze austriache) e Assicurazioni Generali (delle quali fu uno dei primi azionisti); si ingraziò la benevolenza degli Asburgo allorché, nel 1848 (nel corso dei Moti Rivoluzionari) andò, membro di una commissione creata a tale scopo, a Graz a giurare fedeltà al neoproclamato Imperatore Francesco Giuseppe.
Nel 1854 Revoltella, ormai sessantenne, decise di farsi costruire un palazzo in cui vivere adeguatamente (poiché ancora risiedeva con la madre nella stessa casa di quand’era ragazzo). Affidò il progetto all’architetto tedesco Hitzig e scelse come luogo l’angolo tra l’attuale via Diaz e Piazza Venezia (allora Piazza Giuseppina, in onore dell’Imperatore Giuseppe II, figlio di Maria Teresa d’Austria). Inaugurata nel 1959, con una cena luculliana condivisa con le più importanti personalità dell’epoca (compreso l’arciduca Massimiliano), la casa di via Diaz non rimase l’unica dimora di Revoltella: egli decise, infatti, di farne costruire un’altra, allo scopo di rilassarsi lontano dai rumori della città. Fu per questo motivo che la villa venne edificata nella zona del Cacciatore, allora isolata e solitaria.
Nello stesso anno, implicato in un grosso scandalo finanziario (venne accusato, con altri finanzieri, di illeciti nell’ambito delle forniture all’esercito austriaco nella guerra con l’Italia avvenuta quell’anno), come altri finanzieri venne imprigionato dalle autorità austriache, ma, al contrario della maggioranza di loro (compreso l’amico barone Van Bruck), non si suicidò, bensì poté contare sull’amicizia della casa degli Asburgo che provvide alla sua scarcerazione nel giro di poche settimane.
Nel frattempo erano stati avviati i lavori per il taglio dell’istmo di Suez, su idea di Ferdinando de Lesseps, diplomatico francese in Egitto e fondatore della società costruttrice del canale.
Revoltella, amico intimo di Lesseps, sovvenzionò lautamente la sua impresa e divenna Vicepresidente della Compagnia del Canale di Suez.
Recatosi in Egitto nel 1861 Revoltella colse l’occasione per visitare la Terra Santa e qui acquistò marmo e alabastro per la costruzione di una piccola chiesa da erigere all’interno del parco che circondava la sua villa al Cacciatore.
La chiesetta, in stile gotico, venne consacrata nel 1867 e dedicata a San Pasquale.
Morta la madre, non avendo nessun altro legame al mondo, Rivoltella divenne un benefattore per la città e per i suoi abitanti più poveri.
Nel 1867 l’Imperatore Francesco Giuseppe, quale riconoscimento per le sue imprese commerciali e per il suo spirito filantropico, lo nominò Barone dell’Impero.
Solamente due anni dopo, l’8 settembre 1869, il Barone Revoltella morì e venne sepolto nella cappella della sua villa, dove già erano state poste le spoglie della madre.
Quasi la totalità del suo ingente patrimonio, comprese le sue case e le opere d’arte in esse contenute, vennero lasciate in eredità al Comune di Trieste, città verso cui ebbe una devozione totale fino alla fine e che ancora lo ricorda con gratitudine.
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