Fondato a Trieste il 3 gennaio 1914 in via Battisti 18, il Caffé San Marco è ancora oggi considerato uno dei luoghi di ritrovo degli intellettuali della città.
Il caffé venne aperto in un edificio, all’epoca di recente costruzione, di proprietà delle Assicurazioni Generali. Proprietario e gestore del locale era Marco Lovrinovich. Il suo caffé, dove si andava a leggere il giornale e a discutere di politica, arte e cultura, divenne quasi da subito punto di ritrovo per intellettuali (tra i frequentatori del caffé all’epoca si annoveravano Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Gianni Stuparich e Virgilio Giotti) e giovani irredentisti, tanto che, al suo interno, si iniziò perfino a falsificare passaporti in modo da consentire la fuga di patrioti antiaustriaci in Italia.
Il 23 maggio 1915 il locale venne prima devastato e poi chiuso da un gruppo di soldati dell’esercito austrungarico, che cacciarono Lovrinovich e lo fecero incarcerare successivamente a Liebenau, reo di non voler combattere per l’esercito austrungarico.
Solamente molti anni dopo, in seguito alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, le Assicurazioni Generali iniziarono i restauri del palazzo, caffé compreso.
Dal 1997 il caffé è stato riaperto ufficialmente, dapprima sotto la gestione delle sorelle Stock e, attualmente, sotto quella di Franco Filippi.
Adibito a ristorante, oltre che a caffé, il San Marco ospita spesso mostre pittoriche di artisti locali.
Il suo arredamento si distingue per le caratteristiche decorazioni con foglie di caffé e per i tavolini di marmo con gambe in ghisa, i cui piedistalli sono a forma di zampe di leone, così come li volle il primo proprietario, quale simbolo di irredentismo. La disposizione dei tavolini, a ferro di cavallo, seppur non molto comoda, conferisce singolarità ed originalità all’ambiente, ancora oggi apprezzato luogo di ritrovo dei triestini.
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