Il Museo Revoltella

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Quando il Barone Pasquale Revoltella morì nel 1867, lasciò i propri beni al Comune di Trieste, affinché dagli ambienti della sua villa cittadina di via Diaz 27 venisse ricavato un Museo d’Arte Moderna. Quand’era in vita, infatti, il Barone, appassionato esperto d’arte, aveva riempito la propria dimora con splendide opere raccolte nel corso dei suoi viaggi intorno al mondo.

Fu solamente negli anni ’60 del Novecento, però, che il museo iniziò a prender forma così come lo conosciamo oggi. Nel 1963, in maniera da ampliare le sale e la collezione del museo, vennero utilizzate due case adiacenti, anch’esse di proprietà del Comune di Trieste: la ex casa Brunner e la ex casa Basevi. Del progetto di ampliamento e ristrutturazione venne incaricato l’architetto Carlo Scarpa. I lavori si protrassero per molti anni e bisognò aspettare il 1984 per un’inaugurazione parziale del museo restaurato. Fu nel 1992 che i lavori di ammodernamento terminarono e il museo venne riaperto al pubblico in tutte le sue parti.

Entrando nel museo, dopo l’atrio in cui si trova la biglietteria, si nota subito la scala a forma d’elica che collega i vari piani dell’ex abitazione: ai piedi della scala si trova il primo dei due gruppi marmorei creati da Pietro Magni appositamente per l’abitazione del Barone, ovverosia la “Fontana della Ninfa Aurisina” del 1858. La statua si compone di varie figure umane in piedi dentro una conchiglia: una donna rappresenta allegoricamente la città di Trieste che riceve l’acqua da una Ninfa appena uscita dalle grotte di Aurisina; i due putti sono invece la raffigurazione di operai e marinai che si dissetano.

La prima sala in cui ci si imbatte nel museo contiene informazioni sull’origine del museo e sulle modalità con le quali si sono formate le collezioni che esso contiene.

Al piano terra si trovano poi le sale dedicate al primo Ottocento, contenenti, tra le varie opere d’arte, un bozzetto del Canova, un ritratto in gesso di Napoleone realizzato da Houdon e un busto in marmo di Felice Baciocchi opera di Lorenzo Bartolini.

Nella sala centrale, all’epoca di Revoltella ospitante un biliardo, si trovano ora dei dipinti storici commissionati da Revoltella a pittori triestini.

La biblioteca contiene invece vari volumi e diari di viaggio di Revoltella, tra i quali il resoconto della spedizione in Egitto all’epoca della costruzione del Canale di Suez.

La sala successiva è dedicata al grande ritrattista triestino Giuseppe Tominz, artista neoclassico, le cui opere costituiscono una buona parte della collezione fissa del museo.

Salendo al primo piano del museo si incontra il secondo gruppo allegorico realizzato da Pietro Magni, intitolato “Il taglio dell’istmo di Suez”: sono qui rappresentate, sempre con figure umane, Europa che tiene uniti il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, mentre al centro il dio Mercurio dà cenno di una nuova possibile via di navigazione.

Girando verso destra ci si trova prima nella sala da pranzo privata, poi nella camera da letto del Barone, con salottino attiguo, proseguendo per il salotto con i mobili dorati e i ripiani in alabastro egiziano (dove si trova anche un ritratto di grandi dimensioni di Revoltella, eseguito da Tito Agujari nel 1862). Nel salotto denominato sala rossa si trovano dei mobili scuri, sovrastati da un lampadario, mentre nel cosiddetto scrittorio, dove si trovava l’ufficio del Barone, c’è una grande scrivania: la stanza è decorata con dipinti storici opera di Francesco Mayez. A completare l’arredo un tavolo in legno con quattro sedie intarsiate realizzate dai Cappuccini di Trieste come ringraziamento per l’aiuto dato alla loro chiesa dal Barone.

Salendo al secondo piano si trovano gli ambienti usati per i ricevimenti di Revoltella. Nel vestibolo ci sono quattro grandi statue in marmo, denominate “Le quattro stagioni”, mentre, lungo le pareti dello scalone, ci sono quattro busti in marmo di Luigi Ferrari raffiguranti celebri filosofi.

A destra c’è la sala da pranzo in bianco e oro, con un tavolo con trentasei posti, un camino in marmo e tre lampadari a motivi floreali.

Seguono il salotto azzurro, con mobili in legno scura e una stufa d’epoca in maiolica bianca, la sala da ballo con soffitto su cui è dipinto un ciclo pittorico di Tominz su “arti e mestieri”, il “Gabinetto degli specchi” (con sculture di Pietro Magni) e il salotto giallo, dove, oltre a due specchiere di notevoli dimensioni, si trova un busto marmoreo di Revoltella. La visita a questo piano termina con la saletta a cupola con pareti in rosso pompeiano e copertura e motivi naturalistici.

Dal secondo piano del Museo Revoltella si accede al vicino Palazzo Brunner. Qui la prima sala visitabile è quella contenente la biblioteca del museo, con diverse sezioni dedicate alla storia dell’arte moderna e contemporanea.

Il piano successivo ospita le opere del secondo Ottocento italiano, mentre salendo ancora, si trovano le stanze dedicate ai lavori degli artisti triestini attivi tra fine ‘800 e Prima Guerra Mondiale.

Dal terzo piano del Museo Revoltella si accede all’attiguo palazzo Basevi. Qui sono ospitate le opere del secondo Ottocento italiano (si ricongiunge infatti alle sale presenti nel palazzo Brunner), entrate a far parte della collezione del museo nella sua prima fase di vita.

Sono presenti opere di Filippo Palazzi, Giacomo Faretto, Domenico Morelli, Raffaele Ermenise, Giovanni Muzzioli e Salvatore Marchesi.

Salendo al quarto piano si trovano opere appartenenti al periodo tra fine Ottocento e Prima Guerra Mondiale, con acquisti effettuati nelle esposizioni internazionali ed opere di Giuseppe De Nittis, Cesare Laurenti, Giovanni Belloni.

Il quinto piano è dedicato al Primo Novecento, con diverse opere di artisti triestini (molto interessanti quelle di Vittorio Bolaffio e Carlo Sbisà, ma anche alcune opere di Carrà, De Chirico, Sironi e Martini).

Infine, il sesto piano è dedicato agli artisti contemporanei, con particolare riferimento agli anni ’50 e ’60. Da qui è possibile accedere alla bella terrazza realizzata da Carlo Scarpa.

Il museo contiene anche un bell’auditorium con centosettanta posti, utilizzato per convegni, conferenze e concerti; sono inoltre presenti delle aule e dei laboratori utilizzati per la didattica nell’ambito artistico.

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