Il Municipio

Condividi su   Condividi evento su FaceBook x

Il Municipio è, molto probabilmente, uno degli edifici più ammirati e fotografati in Piazza Unità d'Italia.

Realizzato nel 1875 dall’architetto Bruni, il palazzo ha un corpo unico, sovrastato al centro da una torre, detta campanaria, sulla quale si trovano le statue di due mori conosciuti dai triestini con i soprannomi di Micheze e Jacheze, progettati dallo stesso architetto e posti a battere le ore dal 1876 (le statue originali si trovano custodite presso il Castello di San Giusto). 

Subito dopo la decisione di interrare il vecchio Mandracchio (1858-1863), la piazza fu oggetto di una riprogettazione totale.

L'idea che prevalse fu quello di realizzare di uno spazio completamente aperto sul mare, attorniato da edifici e con il municipio posto come base frontale, con il conseguente abbattimento delle mura e degli edifici che allora chiudevano la piazza dal lato mare. Sul posto designato per far sorgere il Palazzo Comunale sorgevano diverse casette, una loggia ed alcuni edifici.

Nel 1875 l'architetto triestino Giuseppe Bruni vinse la gara per la progettazione del nuovo palazzo. Il nuovo edificio era formato da un corpo unico monumentale sovrastato, nella parte centrale, da una torre. Il Bruni mise tutta la sua bravura per richiamare in quest'opera diverse forme architettoniche, conciliando monumentalità e imponenza, senza in qualche modo turbare l'armonia con gli altri edifici già costruiti.

Il palazzo del municipio è sovrastato dalla torre campanaria sulla quale sono installati due mori chiamati amichevolmente dai triestini Micheze e Jacheze, ovvero in italiano Michele e Giacomo, anche questi progettati dal Bruni, che dal 1876 scandiscono il trascorrere del tempo ogni quarto d'ora, nonché la campana civica con l'alabarda cittadina.

Le due figure che oggi rintoccano sul municipio, non sono le statue originali, esposte attualmente al castello di San Giusto dopo il restauro cui sono state sottoposte nel 2006 a causa dell'intenso logoramento, ma fedeli copie identiche alle precedenti.

Il palazzo non piacque subito ai Triestini che iniziarono ad etichettargli dei nomi buffi ed originali per identificarlo. Il più famoso, ed ancora oggi comunemente usato è Palazzo Cheba ovvero Palazzo Gabbia, per la forma che ricorda una enorme gabbia per gli uccelli, ma anche Palazzo Sipario poiché con la sua mole imponente riusciva a nascondere i ruderi e le brutture delle case della Cittavecchia che si trovavano alle sue spalle.

 

Lascia un tuo commento!

blog comments powered by Disqus
ERRORE: Non riesco a connttermi a MySQL! Controllare config.php .