Tra i più antichi e rinomati caffé di Trieste si annovera il Caffé degli Specchi, sito in Piazza Unità d’Italia numero 7, al pianterreno del Palazzo Stratti (palazzo fatto costruire, così come in seguito anche il caffé stesso, dal commerciante d’origine greca Nicolò Stratti, su progetto di Antonio Buttazzoni nel 1837 sui resti del castello Amarina, edificato nel 1370 dai Veneziani).
All’inaugurazione, avvenuta nel lontano 1839, non seguì un’immediata attività commerciale, bensì una battuta d’arresto causata da problemi di carattere finanziario che spinsero il proprietario alla cessione dell’intero edificio alle Assicurazioni Generali (compagnia assicuratrice fondata a Trieste nel 1831).
Nel 1846 il caffé riaprì i battenti sotto la direzione di Nicolò Priovolo, il quale cedette l’attività nel 1884 a due professionisti del settore del caffé: Antonio Cesareo e Vincenzo Carmelich. Cesareo, già gestore del Caffé “Stella Polare” (e, per di più, dipendente delle Assicurazioni Generali, cosa che, secondo alcuni, lo favorì nell'assicurarsi la gestione del caffé), era membro di una nobile famiglia di origine siciliano – dalmata, che aveva in gestione il “Caffé del Teatro Lirico” e il “Caffé Garibaldi”.
Carmelich, oltre che, al pari di Cesareo, esperto rinomato nel campo della tostatura del caffé, era anche presidente della Società triestina di mutuo soccorso e collocamento tra caffettieri, importante corporazione della Trieste ottocentesca. Nel 1933 i due gestori decisero di far ristrutturare i locali del caffé, introducendo una novità: la corrente elettrica.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il caffé venne requisito dalle forze militari per esigenze belliche ed adibito ad alloggio per truppe, magazzino e stalla. Nel 1945 gli angloamericani lo utilizzarono come quartier generale per la Royal Navy (la marina britannica).
Fino al 1953, anno in cui Trieste venne annessa all’Italia, il caffé permetteva l’ingresso ai triestini solamente qualora accompagnati da militari britannici.
Partiti gli angloamericani, il “Caffé degli Specchi” riprese la propria regolare attività sotto la gestione del bergamasco Angelo Asperi.
Nel 1967 il caffé venne chiuso a causa di opere di rifacimento e restauro che coinvolgevano tutto il Palazzo Stratti.
Due anni dopo il caffé venne riaperto sotto la gestione di una della socità facenti capo al gruppo industriale di Ermanno Hausbrandt, titolare della storica casa di tostatura triestina nata nel 1882. La gestione attuale del caffé iniziò nel 1990 e, dopo l’ultima ristrutturazione del 2000, ancora prosegue.
A dare il nome al caffé tanto amato da letterati del calibro di Joyce, Svevo e Kafka, fu l’idea del primo gestore del locale, di ricoprire le pareti con incisioni, realizzate su specchi recanti ciascuno il ricordo di un fatto storico verificatosi in Europa nell’Ottocento.
Inoltre, gli specchi avevano il gran pregio di dare luminosità al locale anche alla flebile luce del tramonto, consentendo così il prolungamento della permanenza dei clienti nel locale senza l’uso di lampade ad olio.
Ai giorni nostri, dei molti specchi che erano affissi alle pareti (e che vennero sottratti a più riprese dai diversi eserciti d’occupazione di passaggio in città) ne rimangono esposti soltanto tre originali, mentre gli altri sono conservati in luogo appartato per proteggerli dall’umidità e dalla salsedine.
Il “Caffé degli Specchi”, parte della memoria storica di Trieste e simbolo del suo spirito mitteleuropeo, oggigiorno divide le sue attività tra caffetteria, ristorante e catering per eventi di varia natura.
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